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Santini e i suoi esperti alchimisti producono 26 minuti di rabbia, amore, santità, poesia, parole sepolte, anime deportate, energia creativa.
Questo è il disco che aspettavamo: fiero, glaciale, voluttuosamente ardito, austero, salace: una feroce lezione di stile in un'epoca di feroce sciatteria.
Sei canzoni dal mood e dallo stile differente, sei diverse facce di un cubo magico che stupiscono per la loro complementarietà nella diversità.
“Dish-Is-Nein” è un fulgido esempio di giovinezza artistica e maturità umana, questo piccolo grande disco è l’ennesima riprova di quanto abbiamo ancora bisogno di un approccio all’arte determinato a “spararle grosse”, che sappia appellarsi a orizzonti ambiziosi flirtando con strumenti pericolosi, capace di sconvolgere in profondità perché smuove corde che la fiacca retorica postmoderna sempre più di rado riesce anche solo a toccare.
Il percorso di mutazione che ha attraversato tutta la carriera dei Disciplinatha
si veste di una nuova immagine, un nuovo inizio che non rinnega il passato, né i contenuti, né l’iconografia, né i protagonisti; eppure ne vuole prendere le
distanze, fin dal nome. Dish-Is-Nein è dramma verdiano del terzo millennio, poema lirico e furore punk, metallo epico e spleen notturno.
- dish-is-nein.org